Quante volte vi è capitato di avere l’impressione che il telefono vi stia ascoltando e, soprattutto, che usi ciò che “sente” per farvi vedere certe pubblicità piuttosto che altre? Quella degli smartphone che ascoltano gli utenti è una questione sulla quale si discute moltissimo, ormai da diversi anni, anche se mai nessun produttore di telefoni ha ammesso che ciò sia vero.
Anzi, quasi sempre questi ragionamenti finiscono con l’affermazione che il fatto che “i telefoni ci ascoltano di nascosto” sia solo una gran bufala, una delle tante fake news sulla tecnologia che girano su Internet.
A dicembre 2023, però, è scoppiato in America il caso del cosiddetto “Active Listening” della società di marketing online CMG Local Solutions e, da quel momento in poi, nessuno è più disposto a mettere la mano sul fuoco su questo tema.
Cosa vuol dire Active Listening
In inglese Active Listening vuol dire “ascolto attivo”. CMG Local Solution, prima dello scoppio del caso, aveva sul suo sito Web una pagina in cui affermava di poter usare questa tecnologia per ascoltare silenziosamente, tramite il microfono di un telefono, di una Smart TV o di altri dispositivi elettronici, ciò che le persone dicono.
Inoltre, CMG affermava anche di poter capire le discussioni ascoltate e, in particolar modo, di poter sapere quando un utente sta parlando di un prodotto che ha intenzione di comprare, o sul quale si sta ancora informando in vista di un futuro acquisto. L’azienda descrive queste conversazioni definendole “pre-purchase conversations”, cioè le conversazioni “pre-acquisto”.
Prima di rimuovere la pagina dal suo sito, CMG affermava di poter usare in modo automatizzato queste informazioni per mostrare agli utenti delle pubblicità mirate: se l’utente aveva parlato della possibilità di comprare una nuova auto, allora vedeva pubblicità di concessionarie automobilistiche; se aveva parlato di smartphone, allora vedeva pubblicità di smartphone, e così via.
I social ci ascoltano?
CMG Local Solutions affermava di poter restringere ad un raggio di 10 miglia (circa 16 chilometri) la distanza tra l’utente “spiato” e l’attività commerciale che vendeva il prodotto di cui l’utente aveva parlato.
Affermava anche di collaborare stabilmente con tutti i big del mondo digitale, da Google a Microsoft, passando per Meta (cioè Facebook e Instagram). I social, quindi, secondo CMG sarebbero uno dei luoghi in cui queste pubblicità mirate vengono mostrate agli utenti i cui discorsi sono stati ascoltati tramite l’Active Listening.
Verità o bufala?
Difficilmente CGM ha inventato tutto, descrivendo una tecnologia che non esiste e che non ha mai usato. E’ possibile, però, che abbia ingigantito le potenzialità dell’Active Listening per attrarre più clienti.
Una cosa molto importante, però, è che l’azienda è americana e afferma di lavorare sul suolo americano, mentre non fa alcun cenno al mercato europeo e agli utenti del Vecchio Continente.
In Europa, tra l’altro, grazie ai nuovi regolamenti Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA) fare ciò che propone CGM Local Solutions è sostanzialmente illegale: chi lo fa, infatti, rischia multe stratosferiche, da miliardi di dollari.
Come non farsi spiare dagli smartphone
Qualunque sia la verità, c’è qualcosa che possiamo fare per evitare che un’app installata sul telefono ci ascolti di nascosto: controllare, per ogni app, quali autorizzazioni richiede prima di installarla.
Se un’app chiede di accedere al microfono, o alla videocamera, del telefono ma, in realtà, nessuna delle sue funzioni usa né microfono né videocamera, allora è sempre meglio non installarla. Sia che l’app chi ascolti, sia che non lo faccia.
