I social network vengono usati quotidianamente da bambini e adolescenti, a volte anche per diverse ore al giorno, e questo potrebbe esporli a rischi anche seri. Il primo rischio è quello derivante dall’eccessivo uso degli smartphone, che secondo molti studi scientifici è correlato a problemi dell’attenzione e, in casi specifici, anche a problemi dello sviluppo cognitivo. Ma ci sono anche altri rischi, molto più subdoli ma forse persino più gravi per la sicurezza, anche fisica, di bambini e ragazzi.
Per questi motivi gli adulti hanno la responsabilità di gestire il tempo passato dai figli con gli smartphone, in generale, e sui social, in particolare. Farlo non è nemmeno semplice, perché ogni social va configurato in modo diverso e ha funzioni (e rischi collegati) diverse. Ci sono, però, delle indicazioni di massima che valgono per tutti i social e che un adulto responsabile dovrebbe conoscere.
Social e bambini: date un tempo massimo
La prima grande regola per salvaguardare i bambini e gli adolescenti sui social è quella di impostare un tempo massimo, oltre il quale il giovanissimo utente non può più usare l’app del social.
Sia su iPhone che su Android è possibile impostare un tempo massimo di utilizzo per ogni singola app ed è giusto farlo, se il telefono è usato da un bambino o un adolescente. Su Android queste impostazioni si trovano all’interno della sezione “Benessere digitale e Controllo genitori”, su iPhone all’interno di “Tempo di utilizzo”.
Da queste sezioni è possibile sia vedere quanto tempo l’utente, cioè il bambino, ha usato la singola app, sia impostare un tempo massimo. E’ anche possibile fare in modo che il telefono chieda un codice per sbloccare l’app, in modo che sia solo l’adulto a poter concedere al bambino altro tempo sui social.
Social e bambini: gestire la privacy
La privacy degli utenti dei social è sempre a rischio, ma se l’utente è un bambino il rischio è molto più grande perché può comportare un problema di sicurezza. Se un malintenzionato riesce, tramite i social, a capire quali luoghi frequenta un bambino, allora può anche raggiungerlo fisicamente in quei luoghi, per adescarlo.
Risolvere un problema del genere non è affatto semplice: è possibile impostare il social affinché non geolocalizzi l’utente, ma se poi il bambino pubblica una foto del luogo in cui si trova, allora è sempre possibile scoprire dove si trova. L’unica possibile soluzione a questo problema sta nell’educare il bambino a non condividere foto che potrebbero essere utili a rintracciarlo, ma non è certo una soluzione facile da mettere in pratica.
Un altro problema da gestire, poi, è quello delle richieste di amicizia provenienti da utenti sconosciuti: potrebbero essere altri bambini o ragazzini, ma anche adulti che si fingono minorenni. Da questo punto di vista molti social permettono di impostare il profilo del ragazzino per impedire che venga contattato direttamente da sconosciuti maggiorenni, ma è quasi sempre possibile che un maggiorenne si finga minorenne.
Alcuni social, come Instagram, permettono ai genitori di creare dei profili “teen” per i figli minorenni. Questi profili hanno molte limitazioni, sono molto più protetti e, soprattutto, sono monitorabili dall’adulto. Se il social non prevede opzioni di questo tipo, invece, l’adulto dovrà controllare fisicamente il telefono usato dal minore per ottenere gli stessi risultati.
Social e bambini: l’educazione prima di tutto
Per quanto questi consigli possano risultare molto utili agli adulti che vogliono proteggere i propri figli sui social, è anche vero che il consiglio numero uno è sempre quello di educare i bambini ad un uso responsabile dei social, affinché condividano il meno possibile della propria vita privata con gli sconosciuti.
Per gli adulti amanti dei social network, però, ciò potrebbe essere più difficile perché, come è noto ormai a tutti, i bambini sono lo specchio dei genitori. Se un genitore vuole che il figlio usi poco e bene i social, quindi, dovrà essere il primo ad usare poco e bene i social davanti a suo figlio.
